ella
detta provincia della Marca, dopo la morte di santo Francesco,
furono due fratelli nell'Ordine, l'uno ebbe nome frate Umile
e l'altro ebbe nome frate Pacifico; li quali furono uomini
di grandissima santità e perfezione: e l'uno, cioè
frate Umile, stava in nel luogo di Soffiano ed ivi si morì,
e l'altro istava di famiglia in uno altro luogo assai lungi
da lui. Come piacque a Dio, un dì frate Pacifico, istando
in orazione in luogo solitario, fu ratto in estasi e vide
l'anima del suo fratello Umile andare in cielo diritta, sanza
altra ritenzione o impedimento; la quale allora si partia
del corpo.
Avvenne che poi, dopo molti anni questo frate Pacifico che
rimase, fu posto di famiglia nel detto luogo di Soffiano,
dove il suo fratello era morto. In questo tempo li frati,
a petizione de' signori di Bruforte, mutarono il detto luogo
in un altro; di che, tra l'altre cose, eglino traslatarono
le reliquie de' santi frati ch'erano morti in quello luogo.
E venendo dalla sepoltura di frate Umile, il suo fratello
frate Pacifico sì prese l'ossa sue e sì le lavò
con buono vino e poi le rinvolse in una tovaglia bianca e
con grande reverenza e divozione le baciava e piagneva; di
che gli altri frati si maravigliavano e non aveano di lui
buono esempio, imperò che essendo egli uomo di grande
santità, parea che per amore sensuale e secolare egli
piagnesse il suo fratello, e che più divozione egli
mostrasse alle sue reliquie che a quelle degli altri frati
ch'erano stati non di minore santità che frate Umile,
ed erano degne di reverenza quanto le sue.
E conoscendo frate Pacifico la sinistra immaginazione de'
frati soddisfece loro umilmente e disse: "Frati miei
carissimi, non vi maravigliate se alle ossa del mio fratello
io ho fatto quello che non ho fatto alle altre; imperò
che, benedetto sia Iddio, e' non mi ha tratto, come voi credete,
amore carnale; ma ho fatto così, però che quando
il mio fratello passò di questa vita, orando io in
luogo diserto e remoto da lui, vidi l'anima sua per diritta
via salire in cielo; e però io son certo che le sue
ossa sono sante e debbono essere in paradiso. E se Iddio m'avesse
conceduta tanta certezza degli altri frati, quella medesima
reverenza avrei fatta alle ossa loro". Per la quale cosa
li frati, veggendo la sua santa e divota intenzione, furono
da lui bene edificati e laudarono Iddio, il quale fa così
maravigliose cose a' santi suoi frati.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.